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Fisco - News N. 30/2024 - 09/01/2024

Attuazione Delega Fiscale - Maggiorazione della deduzione sul costo di nuove assunzioni e abrogazione dell’ACE

Un Decreto di attuazione della Delega Fiscale relativo alle imposte sui redditi introduce per il 2024 una “super-deduzione” del 20% per nuove assunzioni e abroga, dal 2024, la disciplina relativa all’Aiuto alla Crescita Economica (ACE).

 

In attesa della completa attuazione della revisione delle agevolazioni fiscali alle imprese come previsto dalla Legge Delega per la riforma fiscale[1], il Decreto di attuazione del primo modulo di riforma delle imposte sui redditi[2] reca alcune rilevanti disposizioni concernenti il reddito di impresa e il reddito di lavoro autonomo: in primo luogo viene introdotta[3] una maggiorazione del costo ammesso in deduzione in relazione a nuove assunzioni; in secondo luogo viene abrogata[4] la disciplina agevolativa dell’ “Aiuto alla Crescita Economica” (ACE).

 

Deduzione maggiorata per nuove assunzioni

 

Per il periodo d’imposta 2024[5],  ai fini della determinazione del reddito, viene prevista una maggiorazione pari al 20 per cento del costo del lavoro dei nuovi assunti.

 

L’agevolazione spetta:

  • ai titolari di reddito d’impresa[6] soggetti all’IRES;
  • alle imprese individuali, comprese le imprese familiari e le aziende coniugali;
  • alle società di persone ed equiparate[7];
  • agli esercenti arti e professioni che svolgono attività di lavoro autonomo[8].

 

Per gli enti pubblici e privati diversi dalle società, i trust non commerciali e gli organismi di investimento collettivo del risparmio[9], il beneficio spetta esclusivamente in relazione al reddito di impresa eventualmente prodotto.

 

L’agevolazione spetta ai predetti soggetti che abbiano esercitato l’attività nel periodo d’imposta 2023 per almeno 365 giorni e presuppone che l’impresa si trovi in condizioni di normale operatività, stante la necessità di realizzare incrementi occupazionali.

 

Per tale motivo sono escluse dall’ambito soggettivo le imprese in liquidazione ordinaria, nonché le imprese che si trovano in stato di liquidazione giudiziale o che abbiano fatto ricorso ad altri istituti di risoluzione della crisi di impresa di natura liquidatoria[10].

 

Al fine di beneficiare dell’agevolazione, al termine del 2024[11] il numero dei dipendenti a tempo indeterminato deve risultare superiore rispetto a quello mediamente occupato nell’esercizio 2023.

 

Per finalità antielusive, tale condizione va verificata al netto dei decrementi occupazionali verificatisi in società controllate o collegate[12] o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto.

 

Verificato l’incremento occupazionale, il costo da assumere è pari al minor importo tra quello effettivamente riferibile ai nuovi assunti e l’incremento complessivo del costo del personale dipendente[13] ricavabile dal Conto Economico del Bilancio di esercizio rispetto a quello relativo all’esercizio 2023[14].

 

I soggetti che non adottano lo schema di Conto Economico disciplinato dal Codice Civile[15] devono comunque tener conto delle componenti del costo del personale che sarebbero confluite in tale voce.

 

I costi riferibili al personale dipendente sono imputati temporalmente in base alle regole applicabili ai fini della determinazione del reddito del contribuente, per cui, ad esempio, per i soggetti in contabilità semplificata e per gli esercenti arti e professioni, detti costi rileveranno secondo il principio di cassa.

 

Fermo restando il fine di incentivare l’incremento delle basi occupazionali favorendo la stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato, è necessario non pregiudicare il grado di occupazione dei dipendenti a tempo determinato in forza presso le imprese: pertanto, il numero complessivo dei dipendenti alla fine del periodo d’imposta 2024 dovrà essere superiore al livello occupazionale di riferimento, fissato nel periodo d’imposta 2023.

 

A tale proposito, il Decreto dispone specificamente che “Nessun costo è riferibile all’incremento occupazionale nel caso in cui, alla fine del periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, il numero dei lavoratori dipendenti, inclusi quelli a tempo determinato, risulti inferiore o pari al numero degli stessi lavoratori mediamente occupati nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023”.

 

Nell’ambito delle nuove assunzioni sono privilegiate particolari categorie di dipendenti che si ritiene necessitino di maggiore tutela; esse sono individuate in uno specifico elenco[16] e, a tal fine, sono stabiliti, con apposito Decreto[17], coefficienti di moltiplicazione con cui attribuire maggior peso al costo del lavoro riconducibile a ciascun nuovo assunto appartenente a tali categorie[18]. In particolare, i coefficienti di maggiorazione relativi ai lavoratori svantaggiati saranno individuati in modo da garantire che la complessiva maggiorazione non ecceda il 10 per cento del costo del lavoro sostenuto per tali lavoratori.

 

Nella determinazione dell’acconto delle imposte sui redditi dovuto per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, non si tiene conto delle disposizioni recate dalla disciplina in commento. Nella determinazione dell’acconto per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024 si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando le menzionate disposizioni. 

 

Abrogazione dell’ACE

 

Il Decreto prevede[19], inoltre, con effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, l’abrogazione della disciplina[20] relativa all’Aiuto alla Crescita Economica (ACE), facendo salvi, comunque, i diritti in materia di riporto delle eccedenze ACE pregresse e successivo utilizzo delle stesse fino al loro totale esaurimento.

 

In estrema sintesi, l’ACE consiste nella deduzione, dal reddito complessivo netto dichiarato, di un componente negativo figurativo dato da un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio.

 

Il procedimento di calcolo dell’agevolazione avviene attraverso:

  • la determinazione della variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio 2010, assunto al netto dell’utile di esercizio;
  • il confronto con il patrimonio netto contabile;
  • il calcolo del reddito detassato (cosiddetto “rendimento nozionale”), determinato moltiplicando la variazione in aumento (o il patrimonio netto, se inferiore) per il coefficiente di remunerazione individuato con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze;
  • la gestione delle eventuali eccedenze, che emergono se il reddito detassato eccede il reddito complessivo.

 

La parte del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto dichiarato viene computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi oppure utilizzata come credito d’imposta applicando all’eccedenza l’aliquota IRES (o IRPEF, a seconda del soggetto).

 

 

Per informazioni: Fiscale (tel. 011 5718337; mail fiscale@ui.torino.it).

 

[1] Legge 9 agosto 2023, n. 111, pubblicata nella G.U. n. 189 del 14 agosto 2023.

Il testo della Legge 9 agosto 2023, n. 111, è reperibile anche sul nostro sito Internet (www.ui.torino.it), nella Sezione Fisco - Documenti.

In particolare, la razionalizzazione e revisione degli incentivi fiscali alle imprese è un principio sancito dall’articolo 9, comma 1, lettera g), della Legge n. 111/2023.

[2] Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 216, recante: “Attuazione del primo modulo di riforma delle imposte sul reddito delle persone fisiche e altre misure in tema di imposte sui redditi”, pubblicato nella G.U. n. 303 del 30 dicembre 2023.

Il testo del Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 216 (d’ora innanzi Decreto), è reperibile anche nel nostro sito Internet (www.ui.torino.it), nella Sezione Fisco - Documenti.

[3] Articolo 4 del Decreto.

[4] Articolo 5 del Decreto.

[5] Si osserva che la formulazione normativa circoscrive l’ambito temporale di applicazione dell’agevolazione in esame al solo periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, vale a dire - per i soggetti cosiddetti “solari” (ossia quei soggetti il cui esercizio sociale coincide con l’anno) - che l’agevolazione si rende applicabile per il solo 2024.

[6] Di cui all’articolo 73, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

[7] Ai sensi dell’articolo 5 del TUIR.

[8] Ai sensi dell’articolo 54 del TUIR.

[9] Di cui all’articolo 73, comma 1, lett. c), del TUIR.

[10] Si tratta, ad esempio, delle procedure di liquidazione coatta amministrativa, di amministrazione straordinaria.

delle grandi imprese, del concordato preventivo, del concordato minore o degli accordi o piani di ristrutturazione soggetti ad omologazione da cui discenda l’estinzione dell’impresa, alla luce del Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della Crisi).

[11] La norma fa più precisamente riferimento al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, coincidente, per i soggetti “solari”, all’anno 2024, come indicato.

[12] Ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile.

[13] Classificabile nell’articolo 2425, primo comma, lettera B), numero 9), del Codice Civile.

[14] Sempre assumendo si tratti di soggetti solari, come specificato in nota 10.

[15] Come ad esempio le imprese IAS adopter, le imprese assicurative o gli intermediari finanziari di cui al Decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 136.

[16] Allegato 1 al Decreto.

[17] Si tratta di un Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della disciplina in commento.

Il medesimo Decreto potrà adottare ulteriori disposizioni di attuazione dell’incentivo in esame.  

[18] La moltiplicazione del costo rileva anche ai fini della determinazione dell'incremento complessivo del costo del personale risultante dal Conto Economico del bilancio di esercizio.

[19] Articolo 5 del Decreto.

[20] Articolo 1, del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

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