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Education - News N. 141/2024 - 02/02/2024

Facciamo un po’ di chiarezza sul Liceo del Made in Italy e sulla sperimentazione del 4+2

Una lettura da parte dell'Area Education.

Due importanti riforme, fortemente volute dal Governo in carica, stanno investendo il mondo delle scuole superiori. Famiglie e imprese guardano con curiosità e interesse all’introduzione di un nuovo “Liceo del Made in Italy” e alla sperimentazione del cosiddetto “4+2”, che accorcia di un anno la durata della secondaria di II grado: entrambi i percorsi, infatti, si presentano come risposte di sistema di fronte al perdurare e all’aggravarsi del paradosso che vede, da un lato, numerosi giovani scolarizzati di fatto scarsamente occupabili, e dall’altro imprese alla sempre più disperata ricerca di competenze. Rendere l’offerta formativa più coerente con le esigenze dei settori produttivi che trainano la nostra economia e creare un canale privilegiato di accesso alle ITS Academy (+2) dove si formano tecnici superiori desideratissimi dal sistema produttivo sono due mosse sensate per cercare di ridurre un ritardo decennale accumulato dall’Italia nella costruzione di una filiera professionalizzante davvero degna di un paese a sviluppo avanzato.

 

Nelle scorse settimane il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha impresso un’accelerazione alle due riforme, non sempre trovando ampio consenso nelle istituzioni scolastiche chiamate a realizzarle. Per quanto riguarda il “Liceo del Made in Italy”, ci troviamo di fronte a un’operazione di ripensamento del liceo delle scienze umane - opzione economico-sociale (il cosiddetto LES) ossia dell’istituto che raccoglie l'eredità formativa (e dunque il corpo docente) del vecchio Istituto magistrale, già ribattezzato Liceo psicopedagogico da quando il compito di formare le maestre è traslato verso i corsi di laurea in scienze della formazione primaria. In questi anni i LES si sono trovati una nuova vocazione, andando a colmare un’altra lacuna tutta italiana relativa all’assenza di percorsi di scuola secondaria capaci di sviluppare, anche in funzione orientativa, curricoli economici e giuridici. Ora si chiede loro di trasformarsi nuovamente, diventando LMI, ma con docenti e quadri orari (almeno per il biennio, dal momento che sul triennio non ci sono ancora certezze) sostanzialmente immutati[1]. L’adesione al progetto da parte delle scuole, almeno in Piemonte, è stata tiepida, con 3 candidature pervenute (due statali e una paritaria). Nel breve periodo, sarà interessante vedere se le scelte di iscrizione da parte delle famiglie, destinate a realizzarsi nei prossimi giorni, premieranno o meno questi nuovissimi e al momento quasi sconosciuti percorsi. Sul lungo periodo, invece, la sfida consisterà nel riuscire a orientare un’offerta formativa che si autodefinisce “liceale” – dunque prevalentemente teorica - verso quel saper fare e quella pratica creativa che da sempre caratterizzano le filiere del Made in Italy.

 

Per quanto concerne invece il “Piano Nazionale di sperimentazione della filiera tecnologico-professionale”, detto “sperimentazione 4+2”, il Piemonte ha visto l’adesione di 6 scuole. Il numero pare destinato a ridursi perché le candidature presentate dai Dirigenti scolastici devono essere confermate dagli organi collegiali, passaggio non scontato alla luce della rilevanza politica della sperimentazione. Ma proprio perché di sperimentazione si tratta, i numeri sono relativamente importanti: più significativo invece è che attorno alle Istituzioni scolastiche capofila si stia creando una rete di soggetti di diversa natura, accomunati però dal lodevole intento di formare giovani altamente occupabili sui territori di riferimento. Ne devono far parte (almeno) una fondazione ITS, un’agenzia di formazione con percorsi IeFP quadriennali e un’impresa per il coinvolgimento di esperti aziendali e per la realizzazione di percorsi di alternanza. I dossier di candidatura pervenuti al MIM – 196 sul territorio nazionale più uno dell’Istituto Tecnico Salesiano del Cairo (Egitto) – presentano inedite alleanze eterogenee e casi di ampia mobilitazione locale, con il coinvolgimento di numerose espressioni dei tessuti economici e sociali. In futuro capiremo se queste alleanze saranno in grado di produrre percorsi formativi validi, evitando i rischi di una "compressione curricolare" in quattro anni. Precedenti esperienze di accorciamento della scuola secondaria di II grado hanno prodotto una forte selezione degli studenti, sia in ingresso, sia in itinere (dispersione), e forse proprio per questo non si è data grande visibilità agli esiti di quelle sperimentazioni. 

 

[1] Si veda l’articolo di Gavosto e Gioannini su La Voce. https://lavoce.info/archives/103575/liceo-del-made-in-italy-un-flop-annunciato/

 

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